Come prendere decisioni importanti nel business in 4 passi, sapendo che stai facendo la cosa giusta “per definizione”

Questo è un articolo che traggo da una esperienza diretta, recentissima, il cui potenziale non è ancora espresso del tutto (se mi ricordo in futuro lo aggiornerò con l’esito finale).

Il fatto è questo: accadono momenti, nella vita imprenditoriale (e non solo), in cui “senti” che è ora di cambiare qualcosa.

Recentemente parlavo con un imprenditore di un ristorante, che mi raccontava del grandissimo rischio che aveva preso nell’aprire la sua attività.

Ex odontotecnico, investe i risparmi di una vita.
Una decisione dentro /fuori.

Quando prendi una decisione del genere, l’unica cosa che vorresti… è prendere la decisione giusta.

E’ “sapere prima cosa accadrà”.

Quando la razionalità non basta

Esistono decine di modi “razionali” per prendere decisioni “giuste”.

In passato ero un grande fan dei metodi razionali.

Lista pro e contro, analisi di mercato, strumenti di previsione più o meno scientifici.

Funzionano?

Beh, certo che si.

Danno molte informazioni in più, e qualche volta danno tutta la sicurezza che stai cercando.

Si perché… quando prendi una decisione difficile… la sicurezza è quello che cerchi.

Ci sono delle volte in cui la razionalità è totalmente a favore di una o di un’altra strada.

In questo caso è facile: non c’è molto altro da fare.

Ma come fare invece quando la decisione è molto, molto grande e le informazioni razionali sono… CONTRADDITTORIE?

Es concreto:

Recentemente ho dovuto scegliere se trasferire l’azienda da un posto all’altro della Svizzera.

In gioco non c’era solo la mia vita: ma quella di più di 10 persone che lavorano insieme a me, e relative famiglie.

Stiamo parlando di una decisione dai risvolti alquanto incerti.

Si, posso decidere di trasferirmi in un ufficio più grande, e in una posizione più strategica.

Ma… e se poi l’azienda subisce un rallentamento?

E se l’ufficio più grande, invece di essere riempito da nuovo personale, risultasse una cattedrale nel deserto?

Sarebbero costi in più, molto sbattimento… per nulla, con il rischio di creare squilibrio in azienda.

Viceversa, pensiamo a rimanere dove siamo. Di solito quando si è molto indecisi una tecnica razionale è “far prevalere lo status quo”.

Ma… e se questo fosse un ostacolo tangibile alla crescita?
Se questo di fatto, rendendo la vita più difficile ai dipendenti, allontanasse figure in gamba che lavorano insieme a noi?

Se sei un imprenditore puoi declinare questa situazione per qualsiasi esigenza.

Ad esempio se investire o no in una nuova campagna pubblicitaria.
O se frequentare o no un costoso corso di formazione.
O se trasferirsi o no all’estero.
O addirittura se spostare il “brand positioning” aziendale verso un nuovo posizionamento (con il rischio di perdere la fiducia dei vecchi clienti).

Come risolvere situazioni di questo tipo?
Come andare nella direzione… semplicemente “giusta per te”?

Io ne sono uscito in quattro passi, e forse la mia esperienza può essere utile anche a te.

I 4 passi sono:

1) Programmazione mentale
2) Concetto di vuoto
3) Attesa della sensazione
4) Certezza del risultato

Vediamoli insieme.

1) Programmazione Mentale.

Come sempre, quando la tua mente è focalizzata su qualcosa, tende ad attirarla (questa per me è una cosa piuttosto “scontata”, se per te non lo fosse ti suggerisco di approfondire con libri e, meglio ancora, con esperienza diretta).

Programmare la mente verso un obiettivo rende il cervello ricettivo alle opportunità che ti permettono di raggiungerlo.

Per dirla in modo semplice: programmare la mente “cambia la tua voce interiore”.

Non solo: cambia le “sensazioni” che il tuo corpo ti invia. E parlo di sensazioni fisiche.

Formicolio alle mani, senso di paura, senso di sicurezza, etc. etc.

Dunque il primo passo, prima di prendere una decisione…

… è programmare la mente affinché si ottenga un certo risultato desiderato.

Nello specifico di un trasferimento, non sarà una programmazione orientata al trasferirsi oppure no, che sarebbe poco utile… ma invece al risultato finale che si vuole ottenere.

Ad esempio potrebbe essere una programmazione relativa all’intenzione ferma di raddoppiare il proprio fatturato aziendale (ovvero l’obiettivo desiderato che il trasferimento dovrebbe produrre).

Il passo 1 è fondamentale dunque, ed è prerequisito “sine qua non” (vedi libro “Il Potere del Cervello Quantico”).

2) Concetto di vuoto

Prima di prendere una decisione importante, è opportuno vedere il mondo… per come il mondo realmente è.

A questo proposito ci aiuta il concetto di vuoto, che di fatto “toglie” pressione alle varie opzioni.

Il concetto di vuoto, molto in sintesi, significa questo.

Qualsiasi persona, evento, decisione… non è “piena di significato” in sè. Ha significato solo in base all’impressione, o programmazione mentale, con la quale la vediamo.

Dunque: trasferirsi è qualcosa di intrinsecamente buono, o intrinsicamente cattivo?

La risposta è… né l’una né l’altra.

E te ne rendi conto quando pensi alle persone.

Pensa per un attimo alla persona più “sbagliata” che conosci. Quella che, secondo te, è falsa, scorretta… “il male”, per usare un esempio estremo.

Sono sicuro che conosci qualcuno del genere.

Bene: ti può venire in mente che quella persona sia intrinsecamente “sbagliata”.

Eppure, se fosse così, tale persona susciterebbe la stessa identica reazione in chiunque la incontri.

Cioè chiunque la incontri penserebbe di questa persona “questo è il male”.

Ok, potresti dirmi tu, “ma è PROPRIO COSI’ nel caso della persona che ho in mente io!”

🙂

In realtà le cose stanno diversamente. In realtà ci sono persone che AMERANNO questa persona che per te “è il male”, che leggeranno la sua vita in modo totalmente diverso.

La madre, gli amici… qualcuno c’è di sicuro.

Viene facile capire questo pensando ai politici. Lo stesso personaggio può assumere aspetti totalmente differenti, a seconda di chi lo guarda.

Chi ama Renzi, chi ama Berlusconi, e chi più ne ha più ne metta.

Dunque cosa ci fa “leggere” una situazione, un evento, una persona in un modo o nell’altro?

Semplicemente la nostra programmazione mentale: o le “impressioni” che la nostra mente possiede, che ci “inducono” a rispondere agli input che quella persona emette (su questo ci sarebbe un discorso lungo che non farò qui).

Tutto questo, tuttavia, è illusione. La persona non è né buona né cattiva.

Così come la situazione, o le opzioni della decisione (quando sei indeciso sul da farsi) non sono né buone né cattive.

Se riesci a comprendere questo concetto, allora ecco che la pressione sul fare la scelta giusta… si attenua.

Perché entrambe “possono essere” la scelta giusta.

La scelta è “vuota di risultati”, non ha una etichetta. Anzi, per meglio dire… è PIENA… ma di potenziale.

Finché la scelta non REALIZZA i suoi effetti, può essere semplicemente qualsiasi cosa.

Questo è particolarmente vero nella vita aziendale.

Prendi ad esempio il mio famoso trasferimento di cui parlavo prima.

Se le cose andranno bene, sarò stato un grande imprenditore, che con un intuito fuori dal comune ha condotto l’azienda verso un nuovo,  più alto livello.

Col senno di poi anzi sarebbe stato così ovvio che quella era la scelta giusta, che qualsiasi osservatore potrebbe dire: “certo, era evidente che era giusto fare così, l’avrei fatto anch’io”.

Ma viceversa, se le cose andranno male, Marshall non sarà stato abbastanza bravo a capire tutte le implicazioni.

E se ci pensi, direbbe il signor “a Posteriori”, era evidente: si poteva capire anche prima. Quale errore è stato commesso, quale leggerezza!

Cosa accadrà veramente?

C’è poco da fare: la tua decisione, di qua o di là… sarà giusta o sbagliata nel momento in cui avrà prodotto i suoi effetti.

Ma questo apre una grande opportunità per te.

Ovvero: fare in modo che la produzione degli effetti… vada nella direzione che vuoi tu.

Quello che voglio dire è che, nel momento stesso in cui hai preso la tua decisione… sai che gli effetti in potenza sono bilanciati più o meno in modo uguale da entrambe le parti.

E indovina a chi spetta il compito di portare “il proprio mondo” di qua o di là?

Esatto: soltanto tu. Nessun altro può farlo al posto tuo.

3) Attesa della sensazione

Bene, ora che hai usato il concetto di vuoto per “togliere pressione” dalla tua decisione rendendone le opzioni, di fatto, quasi equivalenti… è il momento di decidere!

Ma come fare?

La razionalità, abbiamo detto, in queste decisioni ultra difficili nelle quali NON HAI TUTTI I DATI IN MANO (anche se, se ci pensi, non hai MAI, e dico MAI TUTTI i dati in mano per prendere una decisione importante)…

…non aiuta. Anzi quasi ti confonde.

Quindi chi può sapere dove sarebbe giusto andare?

Chi può calcolare molte, molte più variabili di quante tu non ne possa calcolare?

Una sola cosa: la tua mente inconscia.

Nel momento in cui hai programmato la tua mente E hai tolto il peso di questa decisione, “tocca” ascoltare il tuo cervello.

Il tuo cervello, o la tua mente, o il tuo sè superiore, ti parlano. Di continuo.

Ma spesso… non ce ne rendiamo conto.

Hai presente quel piccolo brivido che senti quando pensi a una delle due opzioni?

O quel lapsus froidiano che ti è capitato?

O quel senso di stanchezza quando pensi ad una delle opzioni?

Ecco: sono tutti segnali che una mente ben programmata ti regala, se sai coglierli.

Segnali che non indicano, bada bene, che una strada è MIGLIORE di un’altra di per sè.

Ma che indicano che per la tua programmazione, per la tua situazione, considerando 50 milioni di bit di informazione che il tuo inconscio considera (versus i pochi bit che la tua mente razionale considera)…

… hai più possibilità di “fare bene”.

Lui, l’inconscio, la mente, il cervello, il sè superiore (chiamalo come vuoi)… lo SA.

SA dove la “tendenza” è più facile verso il risultato atteso (che non vuol dire che quella è l’unica strada, ma vuol dire che è PIU’ FACILE, PIU’ ADATTA A TE per come sei ora).

E te lo cerca di suggerire.

Un metodo semplice

Un metodo che mi trovo ad usare io per capire “cosa mi dice il cervello” è quello della T.

E’ molto semplice.

Decido che la mano destra è un’opzione, ad esempio “trasferirsi”.

E la sinistra è “rimani dove stai”.

A quel punto mi metto in piedi, e alzo le braccia a T.

Svuoto la mente, e mi rilasso.

E poi?

E poi lascio cadere le braccia lungo i fianchi, e ascolto le mani.

Se lo fai anche tu, sentirai “qualcosa” in una o nell’altra mano.

Qualcosa che per un attimo è “puro”, privo di giudizio. E immediatamente dopo (questione di decimi di secondo), tipicamente viene sporcato da una paura o da un desiderio.

Es: “si, mi trasferisco” (segnale chiaro), ma poi qualche decimo di secondo dopo… “eh ma dai, ma questa è una sciocchezza, poi i dipendenti come fanno“?

Naturalmente accadrà che il messaggio che arriva per secondo apparirà così logico alla tua mente che sarà in grado di mettere dubbi a ciò che avevi percepito così chiaramente solo pochi secondi prima 🙂

Questo è perfettamente normale: la tua mente sa come persuaderti più di chiunque altra cosa al mondo.

Ecco: il tuo compito è fidarti della tua mente, e prendere per buono solo il primo messaggio.

Ma ti dirò di più: questo “test” è molto consistente nel tempo.

Quello che intendo è che se tu, in giorni diversi lo ripeti… in giorni diversi otterrai, se le condizioni rimangono sempre quelle… la stessa tendenza.

Ciò significa che se vince la mano destra… continuerà a vincere la mano destra!

Vuol dire che è PER FORZA lì che devi andare (nel mio caso trasferirmi in un nuovo ufficio)?

NO!

Attenzione: vuol solo dire che in questo momento devi portare avanti tutte le AZIONI CONCRETE che ti portano verso il lato della decisione della mano destra.

Dunque nel mio caso era: vai a cercare un ufficio, scrivi una raccomandata di disdetta in quello attuale, e così via.

E vai avanti fintantoché… le condizioni NON CAMBIANO, e non avrai di nuovo un “dubbio amletico” se sia la cosa giusta o no quella che stai facendo.

Questo può accadere magari perché, dopo tante ricerche, non hai ancora trovato l’ufficio adatto.

O perché è cambiata una condizione importante.

A quel punto che fai?

Rifai di nuovo “il test”.

La tua mente ti guiderà a proseguire con la ricerca, o a fermarsi.

Questo perché il cervello ti guida a “step”.

Ti dice: “in questo momento è giusto che vai fino lì”. Non ti dà subito la soluzione “finale”.

Quella la scopri… strada facendo.

E questa “strada facendo” va avanti finché… le tue azioni non diventeranno IRREVERSIBILI.

Nel mio esempio sarebbe “firmare un nuovo contratto d’affitto”.

A quel punto stop, la decisione è presa. Il “potenziale” inizia a crearsi intorno a te.

Questa è una fase CRITICA del processo (che non è finito).

Infatti arriviamo alla fase 4.

4) Certezza del risultato.

Bene, abbiamo deciso, e ci siamo messi in una situazione di IRREVERSIBILITA’, o reversibilità costosa.

L’investimento è fatto.
Il dipendente è stato assunto.
Il trasferimento all’estero non si può più fermare.
L’acconto del corso è pagato.
Le dimissioni sono state consegnate.

O qualsiasi cosa questo voglia dire per te una decisione importante nel tuo caso.

Ma attenzione, ricorda il concetto di vuoto.

Ciò che abbiamo fatto è solo scegliere una strada PIENA DI POTENZIALE, con una TENDENZA più facile ad arrivare dove vuoi.

Ma nonostante la “tendenza”, la scelta è ancora vuota di “risultato”.

Sta a te riempirla.

E per riempirla nel modo giusto (fatta salva la programmazione mentale iniziale)…

… occorre ABBANDONARE L’ALTERNATIVA.

Ovvero considerare che il passato, a quel punto, non esiste più.

Sei arrivato qui.

Questa E’ la decisione giusta.

Da questo momento in poi QUALSIASI cosa succeda, ti devi TU impegnare a LEGGERLA nella direzione di “si, ho preso la decisione giusta”.

Si, anche se dovessero sorgere difficoltà impreviste!

Ad esempio: nel mio caso, dopo aver dato la disdetta dal mio attuale ufficio, potrei non riuscire a concludere il contratto nel luogo previsto.

Questo apparentemente porterebbe grossi problemi, e se mi fermassi a giudicare potrei dire “ecco, ho sbagliato a decidere in questa direzione”.

Ma a questo punto pensarla in questo modo sarebbe un errore. E’ più opportuno invece vedere questo nuovo evento semplicemente per come è: un imprevisto si, ma NEL PERCORSO di arrivare a concretizzare ciò che desideravi prima di prendere la decisione (quindi fatturare di più).

Ricorda: non è che la strada “giusta” sia per forza esente da imprevisti o difficoltà. E’ solo… giusta.

Ecco perché, qualsiasi cosa succeda dopo un certo punto, ti devi IMPEGNARE (e promettere a te stesso) che non metterai in discussione l’efficacia della tua scelta.

Perché?

Molto semplice: perché in questo modo la tua mente inizierà a “plasmare” la tua realtà nella direzione migliore per te.

In sintesi

Dunque chiaro il concetto?

4 passi:

1) Programmazione mentale
2) Concetto di vuoto
3) Attesa della sensazione
4) Certezza del risultato

Si ma…

Ora, rispondo qui sotto ad un’obiezione comune rispetto a questo modo di pensare.

Ehhhh ho capito Marshall… così ti stai “auto-convincendo”. BELLA FORZA! Così sono capaci tutti! 🙂

Beh.. se pensi questo… rifletti su una cosa.

Forse questo è vero… ma…

…è vero anche il suo contrario.

Ovvero nel momento in cui leggi in modo “negativo” un evento, pur SENZA CONOSCERNE LE RIPERCUSSIONI A MEDIO TERMINE…

.. ti stai “auto convincendo” che questo è un evento negativo.

E tu dirai: “non è vero! Ci sono eventi OGGETTIVAMENTE negativi per me!”.

Ti racconto questo episodio recente della mia vita che è ottimo per risponderti proprio a questa affermazione.

Devi sapere che io, di professione, vendo i miei servizi nella valuta EURO… ma vivo (=spendo) PRINCIPALMENTE in Franchi Svizzeri.

Cosa succede di recente in Svizzera?

Che il Franco si apprezza, e l’Euro cala.

Ovvero, da un giorno all’altro, 1 euro vale MENO Franchi Svizzeri di quanti ne valesse prima.

Risultato : io guadagno, in termini reali, di meno (= perdo potere d’acquisto).

E’ un evento PER ME oggettivamente negativo.

Se lo prendo così com’è, e lo calo nella situazione attuale, è un’impresa leggerlo “al positivo”.

Eppure lo stesso evento non è intrinsecamente cattivo, perché per chi si trova nella situazione opposta (guadagna in Franchi Svizzeri ma spende in Euro) è OGGETTIVAMENTE positivo.

Dunque chi si è messo nella situazione in cui mi sono ritrovato?

Solo io.

“Trovarmi” in questa situazione è frutto di una mia decisione precedente.

Quindi mi è capitata una cosa negativa o positiva, per la MIA vita?

Dipende.

Chi mi dice ad esempio che, grazie a questo cambio di condizioni di mercato, io non prenda delle decisioni (come trasferirmi ad esempio in un altro posto o delocalizzare alcuni servizi) che poi facciano MIGLIORARE DRASTICAMENTE I MIEI GUADAGNI nel medio periodo, grazie ad effetti COLLATERALI al trasferimento?

Ad esempio: supponi che anche grazie a questo apprezzamento del Franco io prenda la decisione di trasferirmi in un ufficio più grande, così da poter potenziare l’azienda e vendere di più.

Quell’evento può essere stato uno dei “pesi” quando ho preso la decisione, e può avermi indotto a fare una scelta che potrebbe essere molto positiva.

La morale è che a priori non puoi sapere cosa accadrà.

Dunque se la tua obiezione è “mi sto raccontando delle favole“, rifletti sul fatto che qualsiasi cosa succeda…

…”ti stai raccontando favole“.

Perché semplicemente NON PUOI SAPERE dove un evento che ti è accaduto ti porterà nel medio periodo.

Una cosa negativa subito, può essere la tua più grande fortuna in seguito.

Dunque conviene raccontarti le favole… che ti conviene raccontarti!

Buona decisione!

P.S.

Se questo articolo ti ha dato qualche spunto utile (nonostante fosse un po’ contorto perché scritto, inizialmente, non per essere pubblicato)… allora fammelo capire condividendolo sui social.

Se invece hai domande, falle pure nei commenti. Appena riesco dò un’occhiata.

9 Comments

  • Piemme

    Reply Reply marzo 3, 2015

    Bellissimo questo articolo!

  • Stefano

    Reply Reply marzo 12, 2015

    Bell’articolo!
    Un altro esempio, forse più lambito da chi lavora attualmente ancora come dipendente, può essere quello di trovarsi ad un bivio per decidere se lasciare il lavoro fisso per intraprendere un lavoro autonomo (rimanendo sul vago) oppure se rimanere seduto comodo sulla sedia, nel senso di tenersi stretto il lavoro fisso senza correre troppi rischi.
    Quello che dici tu lo trovo giustissimo e per quanto mi riguarda sto lavorando proprio sul discorso delle scelte di vita da fare, tralasciando il discorso Svizzera che trovo affascinante tanto da venirla a visitare ogni anno una decina di giorni, di cui l’ultima volta il mese scorso.
    Ci sono giorni che ci si sveglia pieni di idee apparentemente favolose, ma poi arriva il buon vecchio detto (che forse dir che è buono è un pò utopia) “Chi lascia la strada vecchia per la nuova, sa ciò che cerca ma non ciò che trova” e ci si ritrova frenati mentalmente dal fare nuove scelte, valutando la mancanza di azione un pò per pigrizia e un pò per mancanza di fiducia in se stessi, specialmente se ci si è già scottati in passato.
    Che dire,non ho mai avuto un “modello” da seguire, perchè ho sempre pensato fosse una cosa alquanto inutile (vedi i famosi guru americani…per l’appunto troppo Americanatizzati, passatemi il termine) ma con l’uscita del tuo libro e del tuo corso Fare impresa online, ho notato che riesci a trasmettere una empatia fortissima nei confronti di chi ti guarda e spero di poter continuare a leggere altri tuoi articoli, visto che ho avuto anche il piacere di conoscerti dal vivo al corso sul Potere del cervello Quantico.
    Visto che siamo già in tema, voglio poterti chiedere due cose al volo:
    .Esiste un modo per poterti eventualmente contattare direttamente? Non dico numero di cellulare, ci mancherebbe, ma una email per avere la possibilità, in caso di massima ispirazione/creatività di poterne discutere insieme?
    .Visto che sono molto interessato al tuo modo di fare business, per caso organizzi anche corsi dal vivo, o quant’altro?
    Grazie per tutto J.L.

    Buona serata

    • JL Marshall

      Reply Reply marzo 13, 2015

      Ciao, trovi i contatti sulla mia pagina FB
      Per i corsi dal vivo… è possibile in futuro, in questo momento in cui scrivo ancora no

  • Piemme

    Reply Reply aprile 2, 2015

    Ciao J.L.
    ho letto il libro (divorato!) “Il Potere del Cervello Quantico” e devo dire che la materia mi ha sempre affascinato…

    Vorrei chiederti una cosa al riguardo. Quando gli obiettivi sono vari (eh si…ne ho davveri tanti!) lo schema da seguire è sempre quello riportato sul libro?

    • JL Marshall

      Reply Reply aprile 2, 2015

      Si, ma meglio 2 alla volta (massimo), per ciclo.

      • Piemme

        Reply Reply aprile 3, 2015

        Ok…ti chiedo un’ ultima cosa 🙂
        Nel libro, per evitare di “stressare” il cervello, sconsigli di mettere scadenze per raggiungere gli obiettivi.
        E se uno, invece, volesse dare un’accelerata al processo?
        es. Entro tot mesi vorrei…

  • Giancarlo

    Reply Reply maggio 22, 2015

    Ho letto con interesse l’articolo, condivido quanto scrivi, non so se mi è stato utile, ma mi sento di farti sapere che ho letto e apprezzato 🙂

  • marco

    Reply Reply maggio 24, 2015

    Quando togli l’alternativa tutta appare più chiaro e la tua determinazione “affascina”. A volte non è facile, quando si lavora in team, farci seguire e si ha l’impressione di forzare un pò le persone ad uscire dalle loro paure ed abbiamo sì il dovere di aiutare chi cade ma non chi si lascia cadere perciò a volte vuol anche dire perdere qualche…….compagno di viaggio.Mi è piaciuto tantissimo il giudizio che danno le persone in base al risultato ottenuto ecco perchè un sano egoismo e un’ ottima autostima fanno da padroni. Complimenti per l’articolo penso che più chiari di così non si poteva essere….sei veramente un grande. Ovviamente sono già da tre mesi che ho letto il libro e messo in pratica gli esercizi al punto che oramai è diventato il mio mantra quotidiano.

  • Rina

    Reply Reply febbraio 2, 2016

    Grazie, mi stai confermando tante cose….ho sempre difeso quella potente voce interiore, il mio orecchio da sempre è rivolto al suo ascolto,in maniera spontanea, istintiva. Il mio metodo è scekerare i vari ingredienti, creare caos e nel caos niente ha più un ordine razionale ed aspettare in ascolto. Ci penseranno i mie aiutanti cioè le mie sensazioni, le mie emozioni a riposizionare tutto in ordine di importanza.
    In effetti non è un metodo semplice perché bisogna avere il coraggio di sovvertire un ordine magari appena raggiunto. È anche il metodo che utilizzavano nell’antichità i ceramisti per decantare l’argilla e farne un rivestimento talmente “puro” da diventare uno smalto completo.
    È sempre stata questa la mia formula magica nella vita e nel lavoro. Le mie ceramiche vibrano di semplicità e di purezza.
    Vi sto seguendo da gennaio, ho deciso di diventare più tecnologica da quando “per caso” ho visto il sito di “più che puoi”. Ho capito che mi stava arrivando quello che avevo chiesto….

Leave A Response

* Denotes Required Field