Team building: attività insolita, a costo zero, per aumentare la coesione del team in 4 settimane

Oggi ti parlo di team building, e in particolare di un’attività di team building particolarmente insolita, a costo zero e…

… che funziona!

Ma attenzione: in questo articolo non ti dò una “soluzione” al problema della coesione del team nel suo complesso: invece ti offro uno spunto di un mio esperimento di (parziale) successo.

Perché questo esperimento di team building? Non solo per motivi di “performance aziendale”

Devi sapere che quello che cerco di fare ogni giorno nella mia realtà aziendale non è solo creare maggior profitto, come ogni azienda dovrebbe fare.

E’ anche sviluppare una cultura di lavoro “in un certo modo”.

Una cultura basata sul rispetto, sull’etica e sulla… felicità (si anche questo).

Insomma: nel mio “mondo ideale” vorrei persone che sono felici di lavorare con noi.

Persone che lavorano bene, che si sentono stimate dalla dirigenza, e che sentono che stanno facendo qualcosa di importante (come effettivamente è!).

E, naturalmente… persone che danno VERAMENTE il massimo per l’azienda, non gente che fa “il compitino” come a scuola.

Chi non vorrebbe una realtà del genere in azienda?

Tutti noi passiamo in azienda una buona parte del nostro tempo da svegli.

Il tempo è vita. Ecco perché è FONDAMENTALE fare le cose “in questo certo modo”.

Insomma: non è solo una questione di produttività aziendale.

Rendere felici e soddisfatte le persone che lavorano con te è anche… la cosa giusta da fare!

Naturalmente come tutti, anch’io mi scontro con i problemi di qualsiasi azienda.

Capita che anche nel mio team di lavoro ci siano conflitti interni tra colleghi.

Capita che anche nel mio team di lavoro ci siano gelosie, invidie, cose non dette.

Insomma: FRIZIONI.

E, figlio di tutto questo, la naturale conseguenza è che capita che il team under-performi rispetto a come potrebbe.

Si perché alla fine (anche) di questo si parla: di performance aziendale.

La cultura del rispetto: molto più che “belle parole”

Per chi come me è molto attento all’impatto del potere della mente sull’azienda, non può sfuggire una evidenza fondamentale.

I pensieri che ogni membro del team ha sugli altri, influenzano (in modo pesante) le performance proprie… e degli altri.

Il motivo è molto semplice, e non bisogna essere “credenti” per capirlo.

E’ provato scientificamente che ogni uomo emana un “campo elettromagnetico”.

Ora noi non sappiamo materialmente cosa succede all’interno del campo magnetico.

Però sappiamo che, quando la persona si concentra su pensieri “positivi” (inteso come vibrazioni di gratitudine, gioia, apprezzamento), quello che accade è che il campo si ALLARGA.

Questo si può vedere anche dal vivo nell’esperienza il potere del cervello quantico, comunque basta documentarsi un po’ per scoprire che questa è una realtà.

Questo ci porta ad una riflessione: se il campo magnetico cambia di intensità a seconda della qualità dei nostri pensieri…

… cosa accade quando due campi magnetici si incontrano, cosa che accade OGNI GIORNO in un ufficio, dove i campi delle persone sono TUTTI SOVRAPPOSTI per minimo 8 ore al giorno?

Beh, la scienza ufficiale dice poco in questo senso.

Ma una cosa, a me, appare improbabile: ovvero che non accada niente!

Quello che voglio dire è… mi sembra più logico pensare che se due cose si INCONTRANO… interagiscono in qualche modo, piuttosto che l’effetto sia NULLO.

In più non è difficile provare sulla propria pelle quanto in realtà la vibrazione dei propri pensieri sia percepibile dai sensi, in qualche modo.

A chi non è capitato di entrare in una stanza e provare sensazioni positive o negative, in accordo con quelle di chi era presente?

Beh: io, che anche se un po’ poco ortodosso a quanto pare, sono una persona molto razionale, tendo a fare 2 + 2 e chiedermi: “quanto un campo magnetico negativo… influenza le performance dell’azienda (intese come MENO o più VENDITE e fatturato) a fine mese”?

Beh, naturalmente è complicatissimo misurare una cosa del genere in modo scientifico.

Tuttavia io, nel mio piccolo, ho fatto delle prove.

Inizialmente non volevo nemmeno mostrarle perché non sono certo fatte in modo rigoroso.

Tuttavia poi ho pensato che magari qualche imprenditore che ama sperimentare come me potrebbe trovarci qualcosa di utile, e dunque eccomi qua

L’influenza della “coesione del team” sui risultati aziendali

Quello che ho notato è che quando il “mood”, la “temperatura emotiva” dell’ufficio era bassa, nonostante le STESSE strategie di vendita e di marketing (sistema “commerciale” dei 10 sistemi di Marshall), i risultati erano vicini ai minimi.

Viceversa dopo delle azioni mirate di “team building”, ecco che i risultati si allineavano verso i massimi.

Notando questo ho pensato fosse opportuno iniziare a fare degli esperimenti per tentare di migliorare i rapporti tra i ragazzi che lavorano con me, proprio io che per anni avevo bollato tutta sta roba come “perdita di tempo” 🙂

Più impegnativo del previsto!

Beh, non ti nascondo che invece lavorare sul team building è stata (ed è ancora) un’impresa molto impegnativa.

Per due semplici motivi.

1) Non tutte le persone che oggi hai in azienda saranno naturalmente disposte a lavorare su sè stessi. E questo rallenterà il processo.

Qui apro una parentesi importante. La cultura aziendale è uno degli elementi VITALI durante il reclutamento di un membro del tuo team.

Quando una persona inizia a lavorare con te, prima di tutto tu dovresti chiederti: questa persona, al di là delle sue skills, sposa la mia cultura aziendale?

Ha una forma mentis compatibile all’obiettivo e alla missione dell’azienda?

Questo è vero in qualsiasi azienda, ma in quella che gestisco io vale all’ennesima potenza.

Vai a dire tu ad un ingegnere “tradizionalista” che la mente crea la realtà.

Vai a dirgli “fai questo esercizio mentale”.

Semplicemente… non lo farà, perché non ci crede a prescindere. E se non ci crede a prescindere non ci prova (anche se ti dice che lo farà!), se non ci prova non vede risultati, e via così.

Pertanto anche in azienda con me oggi ci sono persone che non sposano appieno la cultura aziendale, in quando al momento del reclutamento quella cultura non era stata considerata un elemento fondamentale (cosa che oggi, come puoi immaginare, è).

Dunque anche se sono sempre meno, perché “naturalmente” tendono a cambiare poi strada lavorativa (dopo un po’ le follie che facciamo noi paiono troppe!), non tutte le persone nel mio team oggi comprendono a pieno l’importanza della mente sui risultati, e questo in qualche modo perpetra lo status quo, rendendo difficili esperimenti come quello che stai per scoprire oggi.

Dunque il primo motivo per cui è impegnativo migliorare la coesione del team è che… per farlo servono persone che VOGLIONO lavorare in un team migliore.

E, pare strano, ma NON TUTTI capiscono che essere inseriti in un team più coeso migliora anche i PROPRI risultati e la PROPRIA qualità della vita.

Qualcuno pensa “no, a me questa cosa non tocca, a me semplicemente quelli là mi stanno antipatici e dunque che se ne vadano a quel paese”.

E quando qualcuno pensa questo… questo pensiero “inonda” il campo elettromagnetico di una qualità non proprio positiva.

Qualità che “sentono” tutti, chi più chi meno.

Ora non so da te, ma nel mio “mondo vero” la situazione ideale “tutte persone con mente aperta e tanta buona volontà in azienda” non è ancora arrivata (ma sta arrivando).

In qualsiasi caso occorre qualcosa che funzioni ANCHE con persone più “chiuse”, quasi “indipendentemente” da loro.

E la bella notizia è che… questo piccolo esperimento funziona proprio così (come vedrai), almeno per la FASE UNO.

2) TUTTE Le persone tendono “di natura” ad essere gelose. Tendono ad essere “di natura” invidiose. Tendono “di natura” a dare la colpa agli altri. E questo oggi è più vero che mai, a causa del fenomeno social. Naturalmente questo va CONTRO un team coeso che rema in un’unica direzione.

Questo punto due merita una riflessione.

Riflettici bene: quelle 3 qualità negative (gelosia, invidia, e “dare la colpa agli altri”) sono le STESSE che tendi a fare anche tu.

Sono quelle contro cui combattono i monaci buddisti dall’inizio alla fine del loro percorso spirituale.

Sono i “veleni” della mente.
Che colpiscono tutti, NESSUNO escluso.

Tra l’altro veleni FOMENTATI alla grande dalla cultura in cui viviamo, oggi come non mai.

Pensa solo a FACEBOOK!

Ache a te capita di vedere solo “guru” sorridenti, che provano SEMPRE successo, che non ne sbagliano mai una?

O amici sempre felici, sempre brillanti, con la battuta pronta?

O ancora persone che aizzano lo “scandalo” del giorno, contro il politico corrotto, contro il maltempo, contro le autostrade, etc. etc.?

A proposito di autostrade: ecco due slide che ho fatto inserire all’ultimo evento “Il Potere del Cervello Quantico” quando c’è stato ritardo con più di 1.000 persone che aspettavano!

Slide 1:

A causa del ritardo, anche noi abbiamo pensato di prendercela con le autostrade :-)

A causa del ritardo, anche noi abbiamo pensato di prendercela con le autostrade 🙂

Slide 2:

Poi però c'è venuto il dubbio che qualcuno lo facesse DAVVERO... per cui abbiamo corretto il tiro (sai mai...)

Poi però c’è venuto il dubbio che qualcuno lo facesse DAVVERO… per cui abbiamo corretto il tiro (sai mai…)

Bene, dopo la parentesi di folklore torniamo a noi.

Ti sarai accorto anche tu che su Facebook è ben è raro vedere qualcuno che dica “ok, è stata una brutta giornata. Ma sono io il responsabile di questo”.

Raro? Forse ho esagerato… è vero che io non frequento molto Facebook (lo uso solo per la pubblicità)… ma diciamo che non l’ho MAI visto accadere.

Beh, lascia che ti dica una cosa: quella NON è la realtà.

Quella è una vetrina: una delle più bislacche (e fuorvianti!) vetrine del nostro tempo.

In vetrina ci metti le cose migliori, o peggio: ci metti cosa che non sono veramente reali.

Non è né giusto né sbagliato: è così e basta.

Ma quello che è importante è inquadrare tutto questo nel giusto contesto.

Dunque sentimenti come “invidia”, “gelosia”, “scaricare le responsabilità sugli altri”… sono oggi più presenti che mai, e “fomentati” dal fenomeno social.

E ci vuole un GRANDE lavoro su se stessi per tenere a bada questi “veleni della mente”.

Lavoro che c’è chi decide di fare… e fa fatica (comprensibile, ma a me va bene).

E lavoro che c’è chi decide di NON fare (vedi discorso di prima sulla cultura aziendale).

In qualsiasi caso il risultato è che anche nelle migliori famiglie sia piuttosto difficile mantenere una ALTA vibrazione umana.

Ora: finché questo interessa la filosofia, io lascio anche correre.

Ma per il motivo che ti dicevo prima (campo elettromagnetico condiviso, soprattutto all’interno di un ufficio)…

… beh ecco che questo porta un problema a me, come imprenditore.

E il problema è che… tutto ciò IMPATTA sui profitti.

E anche, per quanto riguarda la mia esperienza, in modo piuttosto FORTE.

Tutta sta roba che sembra “ariosa” e “opinabile” (si, qualche volta lo sembra anche a me!)… alla fine si trasforma in numeri.

E i numeri sono FONDAMENTALI in un’azienda.

Dunque una volta che ho CAPITO l’importanza di un buon clima all’interno del team…

… allora ho subito preso delle misure per coltivare questo aspetto

Lavori in corso di team building

Prima cosa: ho subito strutturato un meccanismo di reclutamento che avvicini un certo tipo di persone, e ne allontani altre…

…e una “cultura aziendale” che faccia lo stesso.

Questo però ti aiuta da QUANDO inizi a farlo.

Ma la realtà non è mai fatta di situazioni ideali: ecco perché questo non bastava.

Occorreva anche qualcos’altro.

Occorreva qualcosa che migliorasse il clima aziendale anche con persone più “chiuse” o che non volevano collaborare consapevolmente, insomma quelle situazioni “non perfette” in cui ci troviamo tutti.

Così ho provato un esperimento che NON dipendesse dal team!

Piuttosto curioso non trovi?

Si, un esperimento che, benché ho scoperto dopo non sia sufficiente DA SOLO a creare un team coeso.. è sicuramente un ottimo PRIMO STEP.

Davvero ottimo.

Ecco perché, benché sia solo un successo parziale… ho pensato di condividerlo con te, sperando possa esserti utile.

Team Building, l’attività aziendale (silenziosa) che funziona in 4 settimane

In pratica l’attività in questione è molto semplice.

Per rendere tutto il team più armonico e profittevole il primo passo è…

… SMETTERE di “parlare male” degli altri, o di PENSARE male degli altri.

Si… ma chi è il soggetto? Chi deve smettere di fare questo?

Tu dirai: i collaboratori, e i membri del team.

Sbagliato!

Il soggetto… sei tu.

L’imprenditore. Il dirigente. Il capo ufficio. O, al limite, il membro del team (si, vedrai effetti anche in questo caso, anche senza dirlo al tuo responsabile!).

Punto.

Ora per quanto bizzarra possa sembrare questa faccenda, in realtà incontra diverse conferme in studi legati alla trasmissione telepatica dei pensieri…. ovvero come i pensieri INFLUENZANO un ambiente.

Ma sai cosa ti dico?

Chi se ne frega dei supporti teorici.

Ti spiego cosa è successo nella vita vera, quella “non perfetta” (quella che NON trovi su Facebook).

Qualche mese fa c’era una “bassa temperatura” all’interno del team.

E guarda che lo dico perché… l’ho misurata.

Ho preso le persone a piccoli gruppi, e gli ho chiesto di darmi un voto “bianco o nero”.

Ovvero: 1 = il team è coeso e si lavora bene.

Oppure 0 = tira un brutta aria.

Alla fine mettendo insieme i dati ho “misurato” (empiricamente) questa “temperatura”, e ho registrato il valore.

Poi ho iniziato a fare questo esercizio per la mente piuttosto particolare, e SENZA DIRE NULLA A NESSUNO (a dire la verità ne ho parlato dopo 2 giorni con mia moglie, poi ti spiego perché).

L’esercizio consisteva in questo: dovevo EVITARE di parlare o pensare male di qualcuno, nel senso di “emettere un giudizio”.

E questo valeva nei confronti di tutti: clienti, fornitori, competitor… ma soprattutto (particolare attenzione) ai membri del team.

Ma attenzione: qui non si parla di diventare “più buoni”, come a Natale 🙂

No no: se un membro del team arrivava in ritardo, questo non significava “sorvolare” sul ritardo.

Se un membro del team non faceva un buon lavoro, non è che io lasciavo correre.

Questo sarebbe stato POCO salutare per l’azienda, per me… e per la persona che sbagliava (se uno sbaglia e nessuno glielo dice, è come dire che l’errore è bene accetto, e questo chiaramente non va bene).

No in tutti i casi “negativi” io vedevo molto bene la situazione, e la registravo.

Ma anziché dare un giudizio es. ” è in malafede”, oppure “se ne approfitta”, o peggio ancora dire a QUALCUN ALTRO del team “ecco, vediamo di non fare tutti come XXXX che è arrivato in ritardo di nuovo” o altri atteggiamenti del genere…

… semplicemente stavo in uno stato di “intervento senza giudizio”.

Ovvero: ok, è in ritardo, dato di fatto. Ma vediamo perché. Capiamo le sue ragioni. Vediamo se posso dare una mano a farlo essere più puntuale. E, naturalmente, adottiamo una contromisura.

E via così.

Bene: inizialmente avevo impostato l’esercizio perché NESSUNO sapesse nulla.

Semplicemente ho fatto io “pulizia mentale” su di me.

La “mia” (mia è una parola grossa!) teoria era che, inviando io messaggi di quel tipo, l’intera realtà intorno a me si sarebbe plasmata in quella direzione.

Dopo un paio di giorni però mi accorsi che era molto difficile fare questo esercizio senza (almeno) un alleato.

Il motivo è semplice: l’esercizio non valeva solo per i miei pensieri attivi.

Valeva anche quando validavo i pensieri degli altri.

Esempio classico: un membro del team arriva in ritardo.

Allora arriva il responsabile che ti dice “ecco, XXXXX è di nuovo in ritardo, guarda quello sta facendo il furbo, se ne approfitta, etc. etc”

Ecco a quel punto se io avessi annuito o detto “si è vero”, chiaramente avrei VALIDATO quel pensiero.

Ma ciò andava contro l’esercizio.

Così ho fatto una cosa diversa: passavo io il mio messaggio al responsabile, anziché io accettare il suo.

Qualcosa del tipo: “no guarda, cerchiamo prima di capire perché. Si, è arrivato in ritardo e non va bene. Ma capiamo i motivi. Chiediamolo a lui. Troviamo una soluzione perché non accada più. Se fa così c’è un problema che non ci dice, etc. etc.”

Insomma: tutto il lavoro era NON EMETTERE GIUDIZI.

Pensi che sia facile?

Se si… pensaci di nuovo!

Ti assicuro che è uno degli esercizi per la mente più complessi che tu possa fare.

Io personalmente NON mi ritengo una persona che parla male degli altri a priori… tanto più che una volta “soffrivo di più” di questa tendenza (e non è una cosa che mi piaceva), per questo negli ultimi anni ci sono stato sempre più attento, fino a diventare, secondo la visione degli altri, quasi sbilanciato dall’altra parte.

Insomma: pensavo di essere già ad un ottimo livello su questo argomento.

Illuso!

Facendo questo esercizio mi sono accorto di QUANTO e QUANTO SPESSO io giudicassi ancora gli altri a priori!

E quanto e quanto spesso “parlassi male” degli altri, SENZA rendermente conto.

Una cosa incredibile quando lo fai.

Bastano veramente piccoli gesti.

Piccole risate di approvazione.
Piccole espressioni.
Sbuffi “innoqui”.
Annuire ad una battuta di qualcuno.

E’ veramente FACILE “parlare male” degli altri, senza accorgersene.

Beh, questo esercizio si era rivelato talmente complicato che mi serviva un aiuto.

Così alla fine ho coinvolto la persona con cui più spesso mi trovo a parlare di cosa accade nel team.

Chi sarà? Ovviamente quella a cui “tocca” per ovvi motivi… mia moglie 🙂

Ho chiesto se anche lei faceva l’esercizio con me, così per le quattro settimane di test almeno lei avrebbe tentato di non emettere “giudizi” o “parlare male” degli altri (così per me sarebbe stato più facile evitare di “validare” tali giudizi).

Così abbiamo fatto.

4 settimane di SILENZIOSO esperimento.

Non lo sapeva NESSUNO: solo io e mia moglie.

Davvero: non abbiamo detto niente a nessuno.

Semplicemente quando qualcuno emetteva un giudizio in ufficio (succedeva più volte al giorno), NON lo validavamo.

Eravamo possibilisti, esploravamo, quando necessario prendevamo provvedimenti… ma sempre con un atteggiamento di “ricerca”, non di condanna.

E soprattutto appena sentivamo qualcuno che parlava male di qualcun altro… non stavamo zitti, ma intervenivamo inserendo l’elemento “essere possibilisti, esplorare la situazione, tentare di non emettere giudizi”.

Questo è andato avanti per quattro settimane.

Ora che tu ci creda o no, durante queste settimane sono successi vari episodi particolari.

Per episodi particolari intendo episodi fuori dalla norma: comprese “litigate” fuori dalla norma tra membri del team (alla faccia dell’esercizio).

Litigate però che, puntualmente, hanno portato poi ad un clima nettamente migliore.

Come al solito dico io, quando “pulisci”, prima viene a galla lo sporco… e poi si risolve.

O anche detto: le cose non accadono CONTRO come siamo abituati a vederle (tipo come “magie strane”).. accadono invece NEL modo in cui siamo abituati a vederle (quindi è più probabile che i rapporti migliorino in seguito ad un conflitto che in seguito a “continui silenzi” dove ognuno si tiene tutto dentro).

Fatto sta che giorno dopo giorno notavo VISIBILMENTE che il team migliorava.

Mia moglie però non era della stessa idea: per cui pensavo… forse me lo metto in testa io.

In ogni caso quattro settimane avevamo deciso, e quattro settimane dovevano essere. Senza giudizio.

Così andiamo avanti con l’esperimento.

… quattro settimane dopo…

Quattro settimane dopo decido di misurare di nuovo la “temperatura emotiva” dell’ufficio.

E con mia buona soddisfazione noto che…

… la temperatura si era SENSIBILMENTE alzata (= migliorata).
Il tasso di “felicità” era (nettamente) superiore a prima.

Fonti di conflitto “tipiche” erano oggi ancora presenti, ma ben più leggeri e mitigate.

Tutti mi dicevano “si, ora va meglio.”

Una frase che ricordo bene di un membro del team è “si, ho trovato il mio centro, quella cosa di YYYYYY oggi non mi infastidisce più”.

Insomma: tutti vedevano un miglioramento.

Nessuno sapeva dire il perché 🙂

Nessuno… tranne me e mia moglie.

Insomma: l’esperimento aveva funzionato.

Gli errori che hanno reso questo successo, un successo parziale

Ho subito pensato: beh, se questo esperimento ha funzionato con me, chissà come avrebbe funzionato se tutti i membri del team l’avessero fatto insieme in contemporanea.

Ma purtroppo è proprio a questo punto che ho commesso DUE errori, errori che mi hanno portato ad un nuovo peggioramento della temperatura aziendale.

Il primo errore è legato al timing nel fare tutto questo.

Si: proprio nel periodo in cui ho avrei dovuto sistematizzare questo processo mi sono dovuto assentare dall’ufficio in modo importante.

Nel frattempo avevo però già svelato ai ragazzi il “segreto” di quelle quattro settimane, pur non avendo ancora fatto partire il cosiddetto FOLLOW UP (ovvero quella serie di esercizi che consolidano il risultato, e che servono ovunque: dalla dieta alla gestione del tempo e, a quanto pare, anche nel team building).

Così (in modo negligente) e rincuorato dal risultato che avevo ottenuto, ho atteso più di un mese per mettere in pratica il “follow up” dell’esperimento.

Questo ha fatto si purtroppo che la temperatura tornasse a scendere, costringendomi in pratica a RIFOCALIZZARMI su quel singolo elemento, e ripartire daccapo.

La cosa bella è che ogni volta che lo faccio io, funziona.

La cosa brutta è anche ancora non ho trovato il metodo di farlo funzionare in automatico (o meglio: forse l’ho trovato, ma è ancora presto per dirlo, per ora sto sperimentando varie novità).

Ma il problema timing non sarebbe nemmeno stato un problema DA SOLO… il fatto è che si è intersecato con l’errore numero due.

E questo secondo è un errore legato alla difficoltà che ti ho espresso all’inizio dell’articolo: ci sono persone che NON considerano importante lavorare (=vivere) in un ambiente armonico, e pertanto tenderanno a non impegnarsi in qualsiasi tentativo in questo senso.

E questo pensiero purtroppo, come tutti gli altri… è contagioso!

Ecco perché a questo tipo di persone conviene quasi NON dire cosa stai facendo, onde evitare che “istallino” dubbi anche sugli altri che sono più aperti.

Tornando indietro dunque, finché il processo non è CONSOLIDATO… meglio non parlarne con nessuno. Magari suggerire l’esercizio solo a persona fidate del team.

Tanto ho già potuto verificare che se lo fanno poche persone fidate, è sufficiente per produrre un effetto su tutto il team.

In sintesi

Non ho ancora definito un modello di team building 100% efficace e duraturo nel tempo, e soprattutto che funziona “in automatico” tra i membri del team.

Sto tuttavia facendo diversi esperimenti, e ogni tanto scopro qualcosa di nuovo che funziona.

QUESTO esperimento, il controllo del “parlare male” e dei “giudizi”… funziona, e ti suggerisco di provarlo anche tu.

Tuttavia ti avviso: da solo non basta per creare la coesione del team perfetta… o almeno quella di altissimo livello che ho in mente io.

Ma, naturalmente… questo può essere un buon primo passo.

Dunque buon lavoro e buona sperimentazione

1 Comment

  • Francesco

    Reply Reply febbraio 15, 2016

    Che belle parole .
    Quanta sensibilità
    Quanta concretezza e pragmatismo .
    Grande Giulio , ti seguo sempre volentieri .
    Francesco
    Ps: il tuo vicini di colazione all’ultimo pcq

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